La libertà che non rende liberi.

Prima di leggere ascolta la lettura biblica per una maggiore comprensione.

Il desiderio più alto di Dio è quello di dare la possibilità ad ognuno di noi di ricongiungerci con Lui. 

Sin dall’alba dei tempi e fino alla venuta di Suo figlio, saranno molti i modi con il quale cercherà di farci capire qual è la strada giusta da percorrere.

Si inizia con la cacciata di Adamo ed Eva dall’Eden, per la loro disubbidienza, poi il diluvio universale, le fatiche del popolo ebreo nel deserto, la deportazione in babilonia, via via fino al sacrificio perfetto di Gesù sulla croce.

Il nostro Dio parlò per secoli attraverso i profeti, ma le persone che poi avrebbero afferrato la sua mano tesa per prestare soccorso, non furono tante, tanto che fu reso necessario l’immolazione di Sé Stesso nella persona di Gesù Cristo.

Il disegno di Dio è tutto basato sulla consapevolezza di ciò che si era (perduti nel peccato), di ciò che siamo (peccatori) e di ciò che saremo (figli Suoi rigenerati), possiamo essere redenti mediante l’unica via, Gesù.

In questo capitolo della Genesi (ascolta l’audio all’inizio) possiamo capire che nonostante il diluvio, nulla è stato risolto. questa modalità di pulizia non ha redento il mondo, il famoso seme è ancora pronto in noi e aspetta il momento opportuno per germogliare, invadendo i nostri campi.

Il Dio dell’immenso amore, fa però un patto con il genere umano.

A causa dei nostri peccati, non avrebbe più fatto piovere come nel diluvio universale e mai più la terra sarebbe stata ricoperta dall’acqua, uccidendo la maggior parte, per salvarne alcuni per poi ricominciare daccapo.

Inevitabilmente, arriverà il giorno in cui Dio dovrà ricondannare ancora l’umanità per gli stessi peccati, ma la novità che però troviamo è quella che oggi abbiamo ottenuto un giudizio soltanto alla fine dei nostri giorni.

Un giudizio che non sarà certamente valutato in base alle nostre azioni, poveri noi se fosse così ancora, ne dai nostri usi e costumi, ne dalle relazioni con noi stessi o con la nostra famiglia o la nostra comunità, ma esclusivamente dalla nostra fede, dal nostro accettare e credere continuativamente nel sacrificio di Gesù sulla croce, quindi da una vita di fede in Lui.

Un giorno, quel giorno, il giorno in cui compariremo davanti a Dio, per rendere conto della nostra vita, il giudice supremo sarà il nostro Signore, che ci condannerà o ci renderà liberi, in virtù della nostra fede in Cristo e del nostro cammino con Lui.

Se tu credi in Gesù, sarai salvato, altrimenti…

Nella seconda parte del capitolo 9 della Genesi Noè piantò una vigna e dovette aspettare molti anni affinché essa potesse produrre frutto e quindi trasformarlo in vino e dopo anni e anni di duro lavoro, Noè si concede la libertà di sfogarsi e quindi si ubriaca.

Dovremmo seguire l’esempio di Iafet e di Sem, ovvero aiutare il nostro prossimo nel momento di debolezza, sostenerlo, incoraggiarlo nel prendere visione di quell’atteggiamento sbagliato. Ma spesso, l’esempio che prendiamo in considerazione è proprio quello di Cam, il quale, invece di aiutare suo padre a rivestirsi e ricomporsi, corre fuori a dare la notizia ai suoi fratelli, mettendo in ridicolo ulteriormente suo padre.

Noè si prese la libertà di esagerare, di andare oltre il dovuto, dopo tante fatiche poteva sembrare la cosa più giusta da fare, in fondo in fondo se lo meritava.

Ma la libertà non rende liberi.

Essere liberi non vuol dire poter fare quello che si vuole, tanto non mi succede niente, tanto non faccio male a nessuno. Dire che la mia libertà finisce quando intacca quella di un altro è una bugia, perché il primo a cui non devo recare danno, sono io stesso.

Quindi sarebbe più giusto dire che la mia libertà è fin dove non reco danno a me stesso e agli altri.

Non sono libero di andare a letto con chi voglio, perché questo aumenterà di sicuro un bisogno d’amore che non colmerò mai. Non sono libero di mangiare quello che voglio, perché questo mi porterà ad avere dei problemi di salute. Non sono libero di comportarmi come voglio, e quindi anche male, perché nel momento del bisogno potrei trovare tutte le porte chiuse.

L’ultima parte del capitolo mi rende davvero onorato di servire Dio, allo stesso tempo timorato di Dio.

La maledizione che Noè rivolge a suo nipote Canaan è così a suo padre è una maledizione che giunge fino a noi. Cam è il capostipite di molte civiltà africane, un popolo purtroppo da sempre schiavo e servo degli altri, questo ci fa capire che tutto quello che il Signore dice nella Sua Parola si avvera e quindi facciamo tesoro della parola di Dio, abbandoniamo i nostri peccati al nostro Signore Gesù Cristo e convertiamoci non solo nella fede, ma tramite di essa anche nelle nostre azioni.

Dio vi benedica.

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